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COMUNICAZIONE

DALLA CONCORRENZA SLEALE ALLA CORRUZIONE, SI ALLARGA LO SCANDALO M.O.S.E

Si allarga a macchia d’olio l’inchiesta sul Mose, che sta travolgendo come un domino ogni attore coinvolto nel progetto e portando ad arresti illustri come quelli del Sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, dell’Assessore regionale Chisso e del deputato Giancarlo Galan. Un sistema che da anni è sotto la lente di ingrandimento sia degli inquirenti che dell’opinione pubblica.

 

Il Mose è oggetto di indagine per atti di corruzione, concussione, finanziamento illecito e riciclaggio. E sono diversi gli episodi che potevano far ipotizzare ad un esito come quello che si sta verificando in questi giorni.

 

Concorrenza sleale negli appalti per salvare Venezia

 

Già dodici mesi fa, nel giugno 2013, si era aperta una controversia che riguarda la progettazione delle cerniere del Mose, parte fondamentale per garantire il funzionamento dell’intero sistema. L’azienda padovana General Fluidi aveva citato per concorrenza sleale Fip Industriale, accusata di essersi appropriata dei progetti in maniera illecita. Nel 2009 quest’ultima aveva commissionato a General Fluidi la progettazione e realizzazione con elaborati tecnici di un sistema oleodinamico per i connettori di aggancio con relative centrali oleodinamiche speciali.

 Risultato: “Fip Industriale si è appropriata dei disegni e delle informazioni necessarie, ha poi apposto i propri riferimenti sui documenti, li ha ceduti e quindi commissionato la restante parte del lavoro a ditte concorrenti – sostiene General Fluidi – che ovviamente hanno potuto fare un prezzo più basso grazie agli investimenti in ricerca e sviluppo da noi  sostenuti”.

 

Nel 2010 l’allora Ministro Altero Matteoli, insieme a Giancarlo Galan e al Magistrato alle Acque di Venezia Patrizio Cuccioletta avevano tagliato il nastro alla Fip per inaugurare l’inizio dell’opera che avrebbe dovuto rappresentare “il più grande biglietto da visita dell’Italia nel mondo”.

 

A quattro anni da quel giorno “abbiamo subito un danno di almeno 600 mila euro – dichiara Andrea Tiburli amministratore di General Fluidi – Un epilogo come quello a cui stiamo assistendo è sconcertante.  Con il senno del poi, siamo contenti di essere stati estromessi dal subappalto dei lavori. Forse la nostra onestà intellettuale e commerciale, da oltre 50 anni riconosciutaci dal mercato, non era compatibile con questo ambiente”.

 

La causa è ancora in corso, con le parti a confronto al Tribunale di Padova.

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